FLOSSENBURG

Flossenbürg fu un campo di sterminio attraverso il lavoro, in cui avvennero anche esecuzioni di massa mirate, in particolare nei confronti dei prigionieri di guerra sovietici.
Posto a circa metà strada fra Norimberga e Praga, il campo venne costruito nel maggio 1938 da prigionieri provenienti dal lager di Dachau. Le categorie destinate al campo furono inizialmente quelle degli asociali, secondo l'ideologia nazista, e dei criminali comuni.
I primi deportati non tedeschi furono politici cecoslovacchi e polacchi, giunti a partire dai primi mesi del 1940. Alla fine dello stesso anno arrivarono anche prigionieri di guerra sovietici.

Agli inizi del 1942 vennero aperti vari sottocampi, che arrivarono ad essere 97, destinati alla produzione di armamenti.

Polacchi e sovietici furono circa il 60% del totale dei prigionieri, seguiti da ungheresi (9%), francesi (7%) e tedeschi (5%). Gli ebrei passati per Flossenbürg furono circa 10.000.

Alcune centinaia di italiani vennero smsitati a Flossenburg da altri Lager già nel 1943. Tra il settembre 1944 e il gennaio 1945 poco più di 2.600 italiani furono deportati dall'Italia a Flossenbürg , con tre trasporti partiti da Bolzano (settembre e dicembre 1944, gennaio 1945) e due da Trieste (dicembre 1944 e gennaio 1945). Tra i 3.020 italiani individuati risultano esserci 342 donne.

Prima della fine della guerra, il totale dei prigionieri era di 45.813 unità.
Il campo principale fu liberato il 23 aprile 1945.

Rispetto alla deportazione dalle province orientali occupate dai tedeschi durante la guerra, la zona del pordenonese ha avuto il maggior numero di deportati a Flossenburg. Le testimonianze raccolte dalla sezione Aned di Pordenone sono, da questo punto di vista, un contributo prezioso e unico alla conoscenza dell'attività svolta nel Lager, rispetto al quale la memorialistica e la storiografia italiane restano ancora scarse.

 

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