LA RISIERA DI SAN SABBA

Il Lager, posto a ridosso della città di Trieste, ha assolto molteplici funzioni: campo di smistamento per gli ebrei verso Auschwitz (ne transitarono oltre 1.200); campo di raccolta dei beni razziati alla comunità ebraica; luogo di detenzione e tortura dei partigiani italiani e slavi; campo di eliminazione dei resistenti e di cremazione dei corpi.

Dal giugno del 1944 fu messo in funzione un forno crematorio e si procedette all’esecuzione delle vittime per mezzo dello sgozzamento, dell’abbattimento con una mazza ferrata e della fucilazione, mentre, nelle ultime fasi, si ritiene sia stato utilizzato il sistema della gassazione attraverso l’utilizzo di camion ermetici, simili a quelli già impiegati nell’operazione eutanasia T4 e in Polonia con gli ebrei.

Si tratta in ogni modo di metodi rozzi e particolarmente barbarici, lontani dalla fredda tecnologia di morte praticata ad Auschwitz. L’impiego di simili tecniche di uccisione è indicativo della portata e della determinazione di questa “squadra” di uomini nell’espletare i loro compiti disumani nonché la loro filiazione con la precedente esperienza consumata in Polonia. Le vittime della Risiera si aggirano attorno alla cifra di 3.000-4.000 unità.

 

Suggerimenti bibliografici. Il testo di riferimento è senz'altro San Sabba, istruttoria di un processo a cura di A. Scalpelli ( San Sabba. Istruttoria e processo per il Lager della Risiera, 2.voll.) e a cura di T. Matta (Un percorso della memoria. Guida ai luoghi della violenza nazista e fascista in Italia). Per quello che riguarda le testimonianze ricordiamo Marta Ascoli (Auschiwtz è di tutti) e di Marco Coslovich (I percorsi della sopravvivenza).

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